In Italia l'e-commerce cresce sempre di più. Sono inequivocabili i dati presentati martedì 19 giugno a Milano all'
Italian e-Commerce Forum, l'annuale osservatorio condotto da
NETCOMM-Consorzio del Commercio Elettronico Italiano e dalla
School of Management del Politecnico di Milano (MIP), con il contributo di CartaSi, eBay e PayPal. Secondo le stime di questo studio, infatti, il commercio elettronico B2C (Business to Consumer) italiano nel 2007 supererà i 5 miliardi di euro con una crescita del 30% rispetto al 2006.
Comunque i tassi di penetrazione dell’e-commerce italiano sul valore totale retail, in tutti i comparti, con la sola eccezione del turismo, rimangono largamente inferiori non solo a quelli caratterizzanti il mercato statunitense, ma anche a quelli dell’Unione Europea. Ma ciò è interpretato come un segnale di buon auspicio per un futuro che dispone di notevolissimi margini di miglioramento. Segnale confermato anche dal tasso di crescita dell’intero mercato online che in Italia è superiore rispetto a quello statunitense e a quello europeo.
“Anche quest’anno rileviamo – ha dichiarato Alessandro Perego, responsabile scientifico dell’Osservatorio B2C della School of Management del Politecnico di Milano –, per il settimo anno consecutivo, una crescita a due cifre”. Perego non manca però di elencare i fattori di svantaggio in partenza dell’e-commerce italiano: “Con una crescita del 30%, anche se superiore a quella dei principali paesi europei, l’Italia fa comunque fatica ad allinearsi agli altri, sia in termini di valore assoluto dell’e-commerce (l’Italia è un decimo della Gran Bretagna e un terzo della Francia) che in termini di penetrazione dell’e-commerce sul totale delle vendite ai consumatori finali (0,6% in Italia contro valori che vanno dall’1,5 al 5% negli altri paesi). L’Italia ha più o meno lo stesso numero di navigatori internet della Francia, ma la metà di acquirenti online, i quali su base annua comprano molto meno. Molte motivazioni possono essere addotte per giustificare questo ritardo e quindi per suggerire la strada verso una ulteriore crescita: il ritardo dell’Italia nell’adozione della banda larga, i costi e le prestazioni della logistica distributiva, la diffidenza degli italiani verso l’acquisto online. Io voglio invece sottolinearne uno in particolare in quanto a mio avviso costituisce il principale elemento di differenza tra la situazione italiana e la situazione internazionale: la carenza di offerta online in Italia in molti settori, soprattutto quelli che vendono prodotti fisici (abbigliamento, arredamento, alimentari, etc.). Un confronto con l’estero evidenzia chiaramente che in tutti gli altri paesi nel paniere dell’e-commerce i prodotti fisici pesano per oltre il 50%, con l’abbigliamento, i prodotti per la casa e i grocery ciascuno nell’intorno del 10%. In Italia queste categorie merceologiche pesano in tutto meno del 5%”.
Vediamo allora nel dettaglio i risultati dello studio di NETCOMM e MIP. Innanzitutto il settore del
turismo si conferma al primo posto con il 49% del mercato (+3% rispetto al 2006) e transazioni per 2,6 miliardi di euro. Si registra un progressivo rallentamento della crescita in questo comparto, ma nulla di preoccupante, dal momento che si tratta di un effetto fisiologico dovuto al raggiungimento di un elevato tasso di penetrazione, che ora è abbastanza vicino a quello tipico dei principali paesi occidentali.
Il secondo settore a valore è quello dell’
informatica ed elettronica di consumo, con circa mezzo miliardo di euro e una crescita del 19%. Le assicurazioni online, pur riducendo nel 2007 il loro peso al di sotto del 10% dell’e-commerce, dimostrano uno stato di salute più che soddisfacente, se confrontato con il mercato offline, anche se la riduzione dei prezzi delle principali assicurazioni tradizionali ha ridotto il differenziale di prezzo tra il canale diretto e gli altri canali.
L’
abbigliamento con i suoi 156 milioni di euro e l’
editoria con 131 milioni di euro confermano una quota intorno al 3% ciascuno sul totale dell’e-commerce. Questi risultati sono però frutto di dinamiche diverse. Se nell’abbigliamento quasi tutte le principali iniziative stanno ottenendo degli ottimi risultati, nell’editoria sono principalmente i leader a trascinare il comparto.
Le
vendite all’estero sono uno degli elementi propulsori dell’e-commerce B2C italiano, facendo leva sul prestigio, la qualità e l’originalità del “made in Italy”. Nel 2007 si aggireranno intorno al miliardo di euro con una crescita del 22% rispetto al 2006, quando il loro valore era di 740 milioni, e arriveranno a pesare il 17% sul valore complessivo del mercato.
Nel 2007 il 70% degli acquisti online viene realizzato con carta di credito (97% nel settore del turismo), il 10% circa tramite PayPal, mentre il pagamento per contrassegno e quello mediante bonifico bancario si attestano entrambi sul 7%. Chiudono la classifica delle modalità di pagamento il finanziamento – utilizzato prevalentemente nell’informatica ed elettronica di consumo – e altre modalità, tipicamente il bollettino postale utilizzato prevalentemente nel comparto dell’editoria.
Infine va rilevato che le frodi, intese come disconoscimento della transazione da parte del cliente, rappresentano sempre più una quota marginale dell’intero transato e-commerce, che si attesta nell’ordine di qualche decimo di punto percentuale, ovvero pochi milioni di euro su un totale di oltre 5 miliardi. Le frodi sono lo 0,2%, in calo rispetto al 2006 in cui erano lo 0,5%. Un dato irrisorio, inferiore a quello di qualsiasi altro canale di acquisto. I 10 milioni di euro di frodi su un totale di 5 miliardi sono stati completamente assorbiti dai merchant, quindi il cliente non ci rimette nulla.
Ciò significa che chi fa già acquisti online sembra fidarsi sempre di più del mezzo. Rimane tuttavia ancora molto diffusa in Italia la diffidenza nei confronti dell’acquisto online, come sottolinea Roberto Liscia, presidente di NETCOMM: “Sul lato della domanda il comportamento degli italiani è ancora lontano da quello degli altri cittadini europei. Oggi la rete è sicuramente il primo media per informarsi prima di un acquisto. Il problema della mancanza di fiducia nei sistemi di pagamento online è fenomeno solo italiano”.
Ma la tendenza è sicuramente quella di un allineamento alla media europea. Pare ormai solo questione di tempo.