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Il Centro Studi AssoComunicazione, che riunisce 166 imprese della comunicazione operanti in Italia, ha presentato nei giorni scorsi per il secondo anno consecutivo un'analisi organica (dal titolo "Comunicare Domani") sugli investimenti nel settore comunicazione nel nostro Paese, e i risultati nel complesso sono positivi. La previsione è infatti che a fine anno il mercato italiano della comunicazione supererà i venti miliardi di euro, con una crescita del 4,1%. Il comparto trainante è quello digitale, con un +41,5% rispetto all'anno precedente.
In particolare vengono rilevati quattro trend principali.
In primo luogo viene posta attenzione sul "rallentamento strutturale" della crescita della TV via etere, soppiantata gradualmente dalle TV satellitari. Basti pensare che complessivamente la televisione non dovrebbe andare oltre un magro +0,7%, ma se si guarda nel dettaglio, per Sky è prevista una crescita del +10%. Per la prima volta negli ultimi vent'anni, comunque, la televisione assorbirà meno della metà della "torta pubblicitaria" nell'ambito dei "grandi mezzi". Accenniamo anche alla crisi di quel settore parallelo che è il cinema, che rimane in stasi assoluta (0%) in quanto la sua offerta verrebbe ancora percepita come "troppo rigida e pacchettizzata".
L'altro importante riscontro è "l'impetuoso sviluppo dei media digitali in genere e di internet in particolare", che raggiungeranno entro la fine dell'anno, come detto, il +41,5%, con cifre (665 milioni di euro) che arriveranno a superare la radio (605 milioni). Si tratta in ogni caso di un trend in linea con l'andamento degli ultimi anni, anche se con picchi positivi sicuramente ancor più incoraggianti (+100% del mobile advertising).
Ciò che supera le previsioni invece è la crescita delle attività di "marketing e comunicazione di relazione", con un particolare fermento nel comparto "sponsorizzazioni ed eventi" (+13%), che avanza tre volte di più della media rispetto all'intero settore.
La progressione di crescita di questo ambito rispetto agli ultimi anni è quindi decisamente superiore a quella dei "grandi mezzi".
Lo stesso presidente di AssoComunicazione, Marco Testa, si è detto soddisfatto da questi risultati, pur non lasciandosi andare a facili entusiasmi: "Il 2007 potrebbe essere ricordato come l’anno decisivo del cambiamento. Il mercato cresce e il clima è positivo. Ma rimane il problema della remunerazione, bisogna riacqisire dignità nei rapporti con il clienti. Sento il dovere di sottolineare che l’aumento degli investimenti pubblicitari oggi non ha più nessuna correlazione con la remunerazione delle imprese di comunicazione. L’associazione sta lavorando duramente per recuperare in modo deciso il rapporto di consulenza che dovrebbe esistere tra aziende clienti e imprese di comunicazione".
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