|
Banda larga dalla presa elettrica: i tempi maturano |
|
|
|
|
Non si tratta di una recente leggenda urbana ed ormai è noto ai più. Ma veicolare dati in formato digitale su una rete elettrica domestica è possibile già da molto tempo. Questa soluzione risolverebbe tantissimi problemi in moltissimi ambienti casalinghi e lavorativi. Ma come funziona? Al PLC Forum di Assago, quali soluzioni verranno presentate? Usare i cavi elettrici per trasportare dati oltre che energia, trasformare i cablaggi di casa in una rete locale istantanea: un classico caso di vecchia tecnologia che diventa nuova e finalmente applicabile grazie alle mutate condizioni tecnologiche, regolamentari e di mercato. Chi usa da tempo i cataloghi di acquisto via posta di apparecchiature elettroniche per l'ufficio ricorderà che già dieci anni fa erano in vendita a prezzi abbordabilissimi sistemi che trasformavano le reti elettriche domestiche e d'ufficio, i classici 220 volt, in reti locali dati. La velocità non era eccelsa, qualche centinaia di Kbit al secondo, ma la tecnologia si basava su principio semplicissimo. La rete elettrica a basso voltaggio funziona a corrente alternata con una frequenza di 50 cicli al secondo. A tutti gli effetti si tratta di una portante su cui è possibile modulare un segnale di frequenza superiore in grado di trasportare informazioni digitalizzate. Unico problema, dal momento che la modulazione crea una fluttuazione della corrente sia in fase che in voltaggio, le reti di questo tipo non funzionano se sul circuito è presente uno stabilizzatore, che cancella il segnale, o un salvavita, che semplicemente fa saltare il circuito. Insomma, la prima generazione delle reti dati via cavo elettrico è stata "uccisa" dalle normative sulla sicurezza. Ora però c'è una nuova generazione di reti, denominate per brevità PLC, ossia PowerLine Carrier, che grazie all'evoluzione delle tecnologie elettroniche raggiungono velocità molto più elevate e sono quindi adatte a fornire accesso broadband a Internet. La tecnologia più recente, sviluppata da un produttore spagnolo di microelettronica, la DS2, arriva a 200 Mbit/secondo. Soprattutto, è cambiato il modo in cui la tecnologia viene applicata, e questo ha comportato per la prima volta la convenienza economica nell'uso della PLC nella fornitura di servizi di telecomunicazione in banda larga su scala di massa. Ci spieghiamo meglio. Fino a tre anni fa, la tecnologia PLC funzionava a costi accettabili solo sul segmento a basso voltaggio della rete di distribuzione dell'elettricità, ossia in Europa sul tratto dalla centralina di distribuzione alle singole utenze, di solito in aree urbane entro un raggio di circa 400 metri. La centralina di distribuzione contiene dei trasformatori che abbassano la tensione dai migliaia di volt della rete a medio voltaggio (che di solito arriva sino a 24 Kvolt) ai 360-400 volt di quella a basso voltaggio (che viaggia a tre fasi). Dal momento che il segnale modulato che porta i dati usando la corrente elettrica come portante non passa attraverso i trasformatori, fino a qualche anno fa era necessario che la centralina di distribuzione fosse collegata alla rete dati attraverso connessioni "tradizionali", in fibra o wireless. Insomma, per un gestore di rete elettrica che avesse voluto fornire servizi di telecomunicazione, la PLC risolveva il problema dell'ultimo miglio (o dell'ultimo mezzo chilometro), ma costringeva a costruire comunque i tronchi intermedi e le dorsali, con gli effetti sulla convenienza economica del progetto che sono immaginabili. La tecnologia aveva creato il problema e la tecnologia lo ha però ora risolto. Da un paio d'anni esistono infatti soluzioni che consentono di usare anche i tratti a medio voltaggio per la PLC e di aggirare i trasformatori delle stazioni di distribuzione senza perdere il segnale. Le sottostazioni di derivazione dalle dorsali ad alto voltaggio (100.000 volt) diventano quindi i punti di collegamento con la rete dati tradizionale, rivoluzionando in positivo gli "economics" del progetto.
|